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Giusto lesse in silenzio.
Nina scriveva che dalle visite frequenti e lunghe aveva avuto tutto l'agio d'intendere che Gerolamo non potrebbe mai dare la felicità a Nina, e che Nina dal canto suo non saprebbe essere la compagna per tutta la vita di Gerolamo. Perciò egli non perdesse il tempo a fare altre visite; ella tornava a sognare altrimenti.
--Brava! esclamò Cristina dando un bacio alla pallida amica.
--Brava! confermò Giusto e fu tentato di fare come la sua fidanzata, ma si accontentò di stringere la mano alle due fanciulle adorabili.
Chiuse la lettera nel portafogli e non si parlò più di Gerolamo.
--Ora senta, signorina, disse Giusto con voce sommessa, chiudendo gli occhi per non vedere altro che la propria coscienza; ho bisogno da lei d'un consiglio. Me lo vuol dare?
--Altro! ma che consiglio posso darle io?
Giusto riaprì gli occhi un momentino per impadronirsi della mano di Cristina, e cominciò la confessione.
Disse della sua povertà di artista, dell'amor suo, del capriccio di far testamento per celia e di ciò che ne era risultato; espose candidamente ogni cosa.
--Posso io continuare l'inganno e approfittarne fino a compiere la mia felicità?
--Non capisco bene, rispose Nina.
Cristina volle spiegare meglio la cosa, ma Giusto le strinse forte la mano perchè tacesse.
--Io non credo che lei possa continuare l'inganno, e nemmeno lasciarlo durare per approfittarne, conchiuse Nina.
--Lo vedi? esclamò Giusto aprendo gli occhi a guardare la sua innamorata sorridente.
Cristina crollò il capo.
--Ora parlo io, disse. Si tratta del nostro matrimonio; Giusto si fa scrupolo di sposarmi perchè il babbo lo crede ricco; è tentato, perchè mi ama tanto, di convincere il babbo del suo errore. Ora parla tu.
Nina non stette a riflettere; dichiarò tranquillamente che era un'altra cosa.
Come un'altra cosa? Sì, un altro paio di maniche... Si spieghi subito, via, da brava.
E la cara fanciulla spiegò subito che quando due hanno promesso d'essere l'uno dell'altra, ogni scrupolo che possa impedire il mantenimento della promessa è colpevole e ridicolo.
--Ridicolo?...
--Propriamente ridicolo.
Stettero in silenzio un poco ancora per dar tempo a Giusto di riflettere.
Il pittore si oppose debolmente:
--Non si tratta d'impedire, ma solo di ritardare. Ci pensi un momento.
Ma la pallida consigliera gli tappò la bocca con queste parole:
--Ritardare qualche volta è impedire.
E Giusto, il quale non desiderava altro, si diè vinto.
Cristina, curvandosi a baciare le labbra che avevano profferito parole di evangelo amoroso, mormorò qualche cosa che Giusto cominciò intendere appena, quando vide la faccia pallidina di Nina tinta d'un lieve rossore.
--Dalle un bacio anche tu, Nina, te lo permetto.
Ma Giusto ne fu impedito dalla notaia, la quale affacciandosi nel vano dell'uscio lo chiamava in disparte.
--A più tardi, disse, sorridendo a Nina.
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