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Ma dunque Giusto soltanto aveva certi scrupoli?
Sì, proprio lui solo.
--Mi piacerebbe interrogare uno spassionato!
E Cristina propose subito:
--Lo domandiamo a Nina!
--Domandiamolo.
Fu convenuto che la stessa sera, alle due in punto, si sarebbero trovati in casa della zoppina.
Come è facile intendere, Giusto Giusti arrivò prima dell'ora e si piantò in sentinella nella via, senza perdere mai di vista il portone di casa Cipolla, nel quale dovevano entrare la sua innamorata e la fantesca.
Ma di lì a poco quello stesso portone eruttò un coso nero e sporco, nient'altro che prete Barnaba, sfrittellato come al solito, anzi peggiorato dall'uso.
Che diamine era venuto a fare prete Barnaba in casa del notaio?
La curiosità stava tentandolo a correre subito a interrogare le gazza di casa Cipolla, quando apparve sul canto la visione soave di Cristina. Allora ogni altra idea volò via, per accorrere incontro alla sua innamorata. Fecero un tratto della strada deserta in quell'ora, tenendosi per mano, lasciandosi indietro la fantesca sorda, salirono le scale legati così, legati ancora dagli sguardi amanti, e si sciolsero solo in anticamera dopo essersi dati un bacio fuggitivo sul pianerottolo.
Apparve la notaia, e Giusto la interrogò a bruciapelo: «che cosa voleva prete Barnaba? me lo vuol dire?»
La gazza, poveretta, era incapace di nascondere lungamente qualche cosa, se avesse saputo; in ogni modo promise di pigliare le necessario informazioni.
I due fidanzati trovarono Nina intenta a far la soprascritta a una lettera.
--A chi scrivevi? domandò Cristina dopo averle dato un bacio.
Nina mostrò la soprascritta.
«Al signor Gerolamo, Città», lesse Cristina a voce alta.
Allora Giusto si fece innanzi.
--Vuol dare a me quella lettera? domandò audacemente.
--Perchè no? Mi raccomando solo di consegnarla oggi stesso.
--Quando lei voglia proprio, sarà fatto; ma spero che appena io le avrò detto una cosa, vorrà riavere la lettera per stracciarla.
Giusto parlava con un tremore insolito, come se l'audacia sua sembrasse a lui stesso soverchia.
Nina, stretta fra le braccia dell'amica, sorrise melanconicamente.
--Tutto quello che lei mi potrà dire non muterà una sillaba a quanto è scritto lì dentro.
--Ma dunque... dunque l'ama?
Nina fece di no in silenzio.
Ah! che piacere! Le parole che Giusto si proponeva di dire alla poveretta perchè non si lasciasse prendere da quel bruto, diventavano inutili. Ma tanto volle affermare brevemente il proprio pensiero incrollabile:
--Per ora mio cugino è soltanto un monello; più tardi diventerà un animale; le volevo dir questo.
La pallida fanciulla sorrise ancora; ma quale sorriso fu il suo!
--Legga la lettera, disse.
--E devo consegnarla ancora?
--Legga.
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