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Nina si fece rossa, rise e rispose senza ombra di modestia che non sapeva.
--Lo so forse io, aggiunse celiando il pittore; le donne così dette belle nascondono sempre un loro difettuzzo che lo spettatore non riesce a scoprire subito, e questo lo turba; le veramente belle non nascondono nulla all'ammirazione contenta. Forse è così.
Forse. Sicuramente era un madrigale ardito. Nina mise in faccia al pittore poeta due raggi di sole melanconico, e gli disse:
--Lei non mi ha vista tutta prima d'oggi, non è vero? Nessuno mai le ha parlato di me, nessuno che mi abbia vista in strada, dove scendo poco? e per questo non sa il mio difetto odioso, insopportabile, che le farà mutare opinione sul conto mio.
Giusto sorrideva al sorriso di lei, e senza intendere ancora frugava con lo sguardo la pallida creatura.
Nina, facendosi ancora forza per sorridere, aggiunse con voce intelligibile appena:
--Dunque non sa nulla? Io sono storpia. Vuol vedere? Non si turbi poi troppo.
E senza attendere risposta si staccò dalla poltroncina per attraversare la stanza. Ahi! povera creaturina bella! Quell'angiolo zoppicava.
Andò sbilenca fino a una libreria per riporre il libro, ne prese un altro, e sempre sorridente, tornò al suo seggiolone accanto alla finestra.
Ma spuntarono sugli occhi meravigliosi le lagrime trattenute fino allora, e le manine bianche non furono pronte a celarle.
Ora Giusto era turbato veramente.
Non sapendo che consolazioni di parole potesse dare a quella dolente, avvicinò la sua seggiola alla poltroncina, e senza parlare, con la amorevolezza di un fratello le accarezzò le mani bianche, fra le quali sfuggiva il pianto silenzioso.
E parve a lui che se fosse venuto a chiedere la mano di quella storpia bellissima, ora sarebbe stato il magnifico momento di buttarsi ai suoi piedi per adorarla in ginocchio, e scongiurarla di darsi a lui per tutta la vita.
Ma egli era venuto solamente per conto del figlio del macellaio, e Cristina sua, perfino dinanzi a quell'amore di fanciulla, era rimasta nell'istesso altare, anche lei bellissima, adorata essa sola.
E Giusto avendo pensato così, così volle dire.
--Perchè si affligge tanto? Che cosa le fa tanta pena? Me lo dica.
E siccome Nina non voleva dir nulla, ma cominciava ad asciugare le lagrime vergognando d'essere stata debole, l'artista proseguì abbassando la voce per renderla più insinuante e dare alle proprie parole la dolcezza dell'intimità.
--Sicuramente è un difetto, ma compensato da... tutto il resto. Qual uomo non lo perdonerebbe a una donnina amata?
Tacque lungamente per dar tempo alla bella creatura di ricomporsi.
Essa domandò con un filo di voce: «davvero?»
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