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E se la mamma permetteva...
La notaia si levò di scatto, disse a quello che a lei sembrava l'ombra di un genero, di aspettare un momentino e se ne andò nella camera della sua figliuola.
Come mai un leguleio taciturno e una gazza avevano generato una creaturina così soavemente bella? Nina era tutta bianca, tutta bionda e gentile; gli occhi buoni, quando non erano fissi sopra un libro, guardavano lontano, a un ideale perduto per sempre. La faccetta pallida, involta in un velo di melanconia, dava l'idea di essere un'apparizione di cielo.
La notaia venuta in presenza di sua figlia parve un'altra donna; e veramente era un'altra; era una madre; la sua faccia, la sua voce, i suoi modi, s'ingentilirono.
--Bimba mia, ascoltami.... lascia stare quel libro, se non ti spiace; senti bene... vi è di là...
Allora Nina, fissando gli occhioni spauriti in faccia alla madre, cominciò a tremare per tutta la persona.
--Ecco... ti piglia ancora il tremito: di che hai paura? È un bell'uomo, un artista come vorresti tu... io lo so bene... non è più tanto giovane... a te piace così... io lo so perchè le mamme leggon nel cuore delle loro bimbe... Dunque non tremare... Lascia che egli ti vegga... Vuoi? Chi sa? Potrebbe essere lui...
Nina non rispondeva; la gazza continuò a mormorare come una tortora.
--Tutti quelli che si erano innamorati di te non ti piacevano e non gli hai voluti nemmeno vedere; non bisogna far così; fra tanti uno avrebbe potuto sposarti, col tuo difetto invece gli hai respinti tutti.
Nina alzò gli occhi a guardare la mamma, e fece un no melanconico col capo.
--Ah! sì, è vero; uno ti piaceva, era un bel giovane, faceva dei sonetti e il disgraziato ebbe paura.... ma non credere che tutti siano così; questo qui è un pittore, è un bell'uomo, è anche ricco... chi sa? potrebbe aver più cuore e più criterio degli altri... no, no, non ho detto pietà, ho detto più cuore e più criterio, e m'intendevo anche più amore. Te l'accompagno? Vuoi?
Nina chinò il capo sul petto e lasciò penzolare le belle braccia bianche lungo i fianchi.
--Ah! bravissima; io vi lascerò soli, e tu gli parlerai come vorrai. Vado e vengo... dammi un bacio.
Pose sulla bocca porporina della figliuola le sue labbra irrequiete e se ne andò. Sull'uscio si trattenne ad avvertire che il pittore forse avrebbe finto di venire per un altro.
Nina rimase nell'attitudine d'una smemorata finchè Giusto e la mamma furono sul limitare.
--Nina, mormorò la mamma da lontano, possiamo entrare...?
Non attesero risposta.
La ragazza si levò reggendosi al bracciolo del seggiolone, e rimase in piedi fin che Giusto le fu dinanzi, fatto mutolo dalla bellezza gentile.
--Si accomodi, balbettò la povera creatura rimettendosi a sedere con abbandono.
La mamma intanto poneva innanzi un monte di parole per dir meno di nulla; all'ultimo le parve che di là la chiamassero.
--Mi scusi, vengo subito.
Rimasto solo con la signorina, il pittore fece una vecchia osservazione curiosa, cioè che tutte le belle donne le quali aveva viste in vita sua lo avevano impacciato, le bellissime no. E con la schiettezza sua domandò alla signorina il perchè di questo.
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