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Niente affatto. Giusto non sapeva nemmanco che il notaio avesse una figlia. E che cosa poteva fare per contentare il suo giovine cugino? dicesse subito, che gli pareva d'esser l'uomo fatto a posta per accomodare un negozio simile. Almeno vi metterebbe tutta la buona volontà.
Si trattava di null'altro che di mansuefare il macellaio padre; al cugino pittore egli non negherebbe nulla.
--Ebbene mi provo. Quando vuoi che mi ci metta?
Subito, si capisce. Ma quando avesse persuaso ben bene il macellaio, bisognava dire una parolina anche al notaio Cipolla, suo futuro suocero... e poi un'altra alla mamma.
--E alla signorina, nulla?
--Per lei, basto io; sono sicuro che dirà di sì; l'ho vista dalla finestra, e, se non sbaglio, mi ha sorriso; ha una faccetta da madonnina, tutta bianca, come piaciono a me le faccette delle ragazze.
--Ah! ti piaciono così?
Sì, a Gerolamo piacevano così, con poco sangue; piuttosto melanconiche, perchè le ragazze melanconiche, prese per il giusto verso, si scaldano meglio delle altre. Davvero? Davvero.
Insomma, il meglio che potesse fare Giusto era di andar subito ad accomodare il negozio di Gerolamo, con una lontana speranza che qualcuno, il destino, o il caso, o il padre eterno, si volesse occupare del suo proprio negozio per accomodarglielo senza bisogno d'inganni repugnanti alla sua natura di artista inselvatichito.
Egli andò difilato da suo zio, e senza dir molte parole ebbe la sorte meravigliosa di rendere il macellaio mansueto come un vitello da latte.
Che il suo testamento da celia fosse arrivato agli orecchi di tutto quanto il parentado non ne dubitava, ma quando vide il ricco zio rammentare senza rancore al nipote artista la disgrazia dell'insegna della testa di manzo, capì di aver guadagnato molto nell'opinione del ricco parente.
E quando gli parlò dell'innamoramento di Gerolamo per la figlia del notaio Cipolla, vide che la cosa non era difficilissima come aveva creduto.
Solamente il macellaio si ribellava a andar in persona a chiedere la mano per suo figlio; diceva di non aver fatto mai cose simili; venisse invece l'altro da lui, e risponderebbe di sì. Giusto con pochissima fatica lo persuase che certe cose non mai fatte si fanno almeno una volta in vita. Sì, ma il macellaio aveva tre figlioli, e gli toccherebbe fare la stessa commedia tre volte? Sicuro che gli toccherebbe farla, ma la pena sarebbe infinitamente minore dopo la prima volta.
--Sì, ma la ragazza com'è?
Giusto non sapeva, e lo stesso Gerolamo non l'aveva vista altrimenti che alla finestra.
Al macellaio non piacevano le ragazze che stanno molto alla finestra; ma potrebbe fare un'eccezione per la futura nuora... E come si chiamava?... Lo domanderebbero al notaio...
--Senti, nipote caro, ti informerai prima tu, che sei in confidenza col notaio... Ma giusto, essendo come di casa Cipolla, non sai il nome della figliola!... non l'hai vista mai?
--Ecco, ti spiego subito: io non sono niente fatto come di casa Cipolla; io ho conosciuto il notaio in occasione di un certo contratto...
Il macellaio aveva chiuso gli occhi per vederci meglio; ma Giusto non aggiunse altro.
Allora zio Venanzio li riaprì.
--Senti, Giusto, mi hanno detto che tu hai fatto testamento; che idea ti è venuta, alla tua età? Io, per esempio, non l'ho fatto e non lo farò... è vero che ho tre figliuoli legittimi e il mio piccolo patrimonio basterà appena appena per sfamarli qualche anno e pagare i loro debiti; ho deciso quasi di fare testamento anch'io per diseredarli tutti, lasciando loro la legittima; il resto, perchè tutto non vada in mani ladre, potrebbe servire a qualche cosa... tu mi potrai consigliare. Tò! un giorno venisti a chiedermi una piccola somma in prestito; ti ricordi?... non so bene, credo duemila lire o tre, non rammento bene; io non te li potei dare non so più perchè... forse perchè non le aveva disponibili.... ti dissi le mie ragioni, tu le trovasti buone.... ora, quando ti occorresse qualche cosa non hai a far altro che parlare, e se t'incomoda venire fino da me, scrivimi un bigliettino... Puoi contare...
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