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L'usciere pensava: egli non ha rinunciato a Cristina se aspetta solo la sua maggiore età per sposarsela a mio dispetto; e perchè allora ha fatto testamento? Bizzarrie d'artista!, e se intanto egli morisse senza pigliar moglie, il testamento sarebbe valido, e io spartirei con gli altri; ma egli per farmi dispetto potrebbe fare un altro testamento privandomi della mia porzione; e allora? Allora zero. Quasi quasi gli dico «sposala,» ed egli la sposa, ed i miei cugini restano con un palmo di naso, chè senza annullare l'atto d'ultima volontà con un atto posteriore, tra mia figlia e lui, scommetto, s'ingegneranno subito a mettere al mondo un erede legittimo... Ma perchè prima di quaranta anni ha fatto testamento? perchè bisogna pure farlo una volta, e io l'avrei già fatto se non ne avessi visto l'inutilità. E perchè ha fatto testamento quando cominciava la convalescenza? Appunto perchè aveva toccato con mano che si può essere spediti all'altro mondo dal tifo quando uno meno vi pensa. E perchè si lasciava pignorare i mobili? Perchè erano soltanto dipinti, e non voleva pagare l'esattore.
Tutte queste domande trovavano pronte e chiare risposte. Una sola non ne aveva alcuna: come mai Giusto, disponendo di tanto capitale, era andato in giro per tutta la sua parentela a chiedere l'impossibile: mille lire in prestito?
Il quesito strano lo impensieriva da un pezzo, per quanto si provasse a dire a se stesso che gli artisti hanno molte stramberie per la testa. Ma chi sa mai? Giusto aveva voluto esperimentare la generosità dei parenti, e visto che uno non valeva meglio dell'altro, aveva pensato di punirli tutti quanti testando con atto di notaio, e annullando l'atto con un testamento olografo di data posteriore. A questo punto diede un'occhiata al compagno silenzioso. Ah! era chiaro. A quest'ora egli aveva nominato erede universale l'istituto dei rachitici, o la famiglia artistica!
Giusto a capo basso pensava:
Non vi è dubbio che il notaio si è sbottonato in faccia alla notaia; ed è certissimo che la notaia ha portato in giro per Milano la notizia del testamento. Ora questo usciere minchione è tentato di credere che io sia ricco e avaro, sta pensando un po' al pignoramento e alle mille lire, ma finirà col mettere ogni cosa in conto della mia avarizia sordida. Posso sfruttare la falsa opinione di mio cugino perchè si lasci uscire di mano sua figlia, sposarmela ed esser felici a dispetto di tutti; ma io non posso incoraggiarlo con una parola, nemmeno con una sillaba, non posso proprio; la corbellatura per celia mi piace, l'inganno mi repugna.
Così pensosi entrambi arrivarono allo studio.
Sulla lavagna dell'uscio, dove Giusto aveva scritto col gesso: «uscito alle nove; sarò di ritorno alle dieci», si leggeva: «Prete Barnaba arrivato alle dieci e ha aspettato un quarto d'ora, tornerà prima delle undici;» e ancora: «Prete Barnaba tornato alle undici, verrà mezzodì...»
--Nostro cugino Barnaba! esclamò il cugino Ippolito; che diamine vuole da te?
--Non lo so.
Ma quasi lo sapevano entrambi.
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