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--No; confermò Giusto senza arroganza, ma con accento deliberato, il puntiglio è dell'agente delle imposte, il quale si è messo in testa di essere pagato; ma che colpa ho io se non ho avuto mai ottocento lire tutte in una volta? Dillo tu. Anzi.... si fermò un momentino all'idea di buttare dalla finestra tutta la sua felicità con due parole, ma tanto era avvilito, che gli scapparono.... anzi, quando veniva a chiederti la mano di tua figlia che avrei fatto felice, te lo giuro, perchè l'avrei adorata come una santa, ero tentato di chiederti un prestito di ottocento lire e le avrei rese presto. Tu mi hai detto no alla prima domanda, e allora mi è mancato il cuore di fare la seconda. E poi, perduta Cristina, non m'importava più di nulla; mi aspettavo questo giorno; ora pignorami; sono curioso di vedere come fai, e, se permetti, rimango.
--Anzi è quasi il tuo dovere, e se vuoi ti nomino custode degli oggetti pignorati; aggiunse Ippolito con accento dimesso mandando in giro un'occhiata melanconica; ma se si potesse risparmiare quest'atto crudele... crudele specialmente per me che ti son parente.... vediamo, non potresti tu fare uno sforzo per contentare l'esattore?
Giusto fece deliberatamente di no col capo.
--No? Pensaci... se rimettessimo le cose a domani, forse si potrebbe tentare qualche rimedio....
Giusto ripetè il rifiuto con un cenno del capo.
--Capisco che tu mi vorresti venire in aiuto, ma io ho mutato idea; me ne andrò all'estero a dipingere i miei quadri; l'esattore si pigli pure tutto... fa il piacere di pignorarmi subito... Però ti ringrazio.
L'usciere, rimasto perplesso tra l'accettare il ringraziamento e dire il vero, rispose:
--Non mi ringraziare, perchè io non avevo intenzione di darti nemmeno un centesimo; ma sono tuo parente e mi pare che qualche cosa potrei fare per te, se non mi costasse nulla.
Continuava a guardare intorno e finalmente concluse.
--Per esempio, potrei fare un verbale, dichiarando di non aver trovato nel tuo studio tanta roba da pagarmi l'accesso giudiziario e la carta bollata...
Proseguì a bassa voce:
--Fammi il piacere di nascondere quella pipa di schiuma e quell'orologio d'oro...
Giusto nascose i due oggetti in tasca, per contentarlo, ma in buona coscienza credette in obbligo di dire sottovoce:
--L'orologio non è d'oro.
Allora l'usciere fece venire innanzi il suo sozio, e fra tutti e due, in fondo a una carta bollata, uno scrisse e l'altro attestò con la sua firma che nello studio di Giusto pittore non si era trovato nulla di buono da meritare il pignoramento.
Dopo di che, il sozio se ne tornò in pretura, e l'usciere volle tenergli dietro; ma il gran maestro lo trattenne per dirgli una parolina.
--Cristina... volle dire.
Ma l'usciere, rialzandosi quattro buoni pollici, assicurò bruscamente che era inutile parlare di sua figlia in quel momento.
--Ne convengo, disse umilmente l'innamorato, ma domani, doman l'altro; dimmi tu il giorno. --Giammai, disse, e parve che la parola inesorabile fosse scritta in carta bollata.
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