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--Senti ancora; che premura hai? senti.... Cristina non sa nulla?
--Non sa nulla ancora.
--Ti conviene che non sappia mai; io non le dirò niente, te lo prometto.
--Grazie.
L'usciere dal suo letto chiamò forte «Cristina!» perchè accompagnasse il faro della pittura lombarda fino all'uscio, e Giusto disse a se stesso:
--Essa invece saprà subito e saprà tutto.
E appena apparsa la faccetta soave della cugina, egli le disse:
--Sai? me ne vado; la cosa che domandavo a tuo padre, mi è riuscita male...
--Me ne spiace tanto...
--Ah! se fossi sicuro che ti spiacesse tanto, quasi mi consolerei un poco.
Cristina aprì gli occhioni belli a guardare il suo parente, non intendendo ancora.
--Si può sapere che cosa gli hai domandato? domandò ingenuamente.
--La vuoi proprio sapere?
Cristina non rispose nulla, perchè l'occhio nero del faro della pittura lombarda le andava dicendo tante cose.
--Te la dirò all'orecchio.
Ma tacque un poco, aspettando il pentimento.
Cristina non respirava più.
--Dimmela, balbettò con un fil di voce.
--Gli ho chiesto... te... in isposa... ed egli mi ha risposto: no.
--Cattivo babbo! scappò detto alla creatura ingenua; e diè in un pianto dirotto.
Giusto, a cui da poco in qua sembrava di sognare, a questo punto del suo sogno si svegliò in paradiso.
--Cristina! gridò forte l'usciere dall'altra camera; Cristina!
Nessuno gli rispose.
--Senti, bambina mia, tu ora mi fai felice, ma asciuga le tue lagrime; se vuoi proprio, se mi saprai aspettare, io ti farò mia; vuoi?
--Sì, voglio.
--Allora dammi un bacio; e speriamo insieme.
Cristina diede il bacio senza titubanza.
--Cristina! chiamava Ippolito dal suo letto; dove si è cacciata quella ragazza?... Cristina!
--Trovo la mia strada da me, rispose Giusto a voce alta.
Si pigliò in silenzio un altro bacio dalla bocca soave, un altro bacio pose sulla fronte della sua fanciulla, e se ne andò fidanzato. Ma non aveva trovato nulla per l'agente delle imposte.
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