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--Grazie di che? chiese Cristina.
E veramente grazie di che? Giusto non sapendo rispondere, si avviò in uno stato di perplessità inesplicabile. Giunto a piedi del letto matrimoniale dell'usciere vedovo, non fu tolto al suo stato dagli omei con cui Ippolito cominciava la propria difesa personale.
--Ahi! questo mio stomaco non mi serve più; ahi! è il piloro sicuramente, o è il fegato, o è la milza, o è il demonio; il fatto è che se mangio un boccone con un po' di appetito mi tocca dire mi pento e mi dolgo una settimana intera.
--Che cosa è stato?
--È stato che si lavora troppo per campare la vita. Ma bravo! Mio cugino, il grande artista, il faro dell'arte pittorica lombarda, si è ricordato d'un misero uffiziale giudiziario! Non è, Dio ti guardi, per una citazione? Se il cliente tuo non ti vuol pagare, dà retta a me, piglialo con le buone; non ti venga mai la tentazione di pigliarlo con le mani d'un usciere. L'usciere, anche se è cugino, non può far nulla senza la carta bollata. Ahi! questo piloro, questo fegato, questo demonio mio! Mettiti a sedere; vedi là, vi dev'essere una sedia libera; l'hai trovata? Bravissimo; e ora dimmi il caso tuo. Ahi!
La perplessità singolare di Giusto durava ancora; egli udiva le parole dell'usciere ammalato, ma ascoltava i passi della cuginettina bionda, che dava sesto nell'altra stanza; costretto a dire la molla che l'aveva spinto fino in casa del cugino usciere, nella sua perplessità affermò che le molle erano due.
Curioso! Il fatto che le molle fossero due, mentre erano sembrate una sola all'usciere, lo rallegrò invece di fargli pena. Pensò subito che fossero due cambiali precettabili.
--Se sono pagherò o tratte protestate è meglio, ma fossero anche citazioni, io sono agli ordini tuoi; non pagherai altro che le spese vive.
--Grazie, ma non è questo; io vengo da te unicamente perchè ho bisogno di due cose...
Pensò un momentino se gli convenisse prima parlare dell'agente delle imposte, e riconobbe che era meglio parlarne dopo. E allora?...
--La prima è tua figlia.
--Cristina! come entra mia figlia nel caso tuo?
--Sì, proprio Cristina: sono venuto a chiedertela in moglie...
--Per te?...
--Ma... mi pare.
--Ma tu non sai che Cristina ha diciasette anni soltanto, e tu, se i miei conti tornano, ne hai almeno trentatre....
--Sonati... È disgraziatamente vero; ma io mi sento giovanissimo ancora...
--Sentirsi è una cosa, essere è un'altra; come la pittura d'una cosa non è mai la cosa medesima... Mi spiego? Se non mi faccio intendere abbastanza, mi spiegherò meglio: per mia figlia ho altre vedute. E non ne parliamo altro; se mi vuoi dire l'altra cosa... ahi!
Giusto stette un po' a pensare e lì per lì non rispose.
--Me la vuoi dire? insistè l'usciere.
--Ci penso... Non te la voglio dire, tanto non ci guadagnerei nulla.
L'usciere non era punto curioso e lo disse:
--Pazienza! io non sono curioso.
--Ti saluto, conchiuse Giusto, rizzandosi da sedere; guarisci, cura il tuo piloro, torna presto al tribunale e stammi allegro.
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