Cartoni alle finestre per impedire sguardi indiscreti, porte sempre chiuse, silenzio. Fuori. Dentro: attività continua, giorno e notte, teste chine sulle macchine da cucire, turni per mangiare e dormire in alloggi che sono delle comuni, con stanze dai muri di compensato, armadi fatti di cartoni, materassi buttati a terra, come letti; cucina, spogliatoio, bagno che servono dieci, quindici, venti persone ogni giorno. Sono i laboratori tessili gestiti dai cinesi, che fanno lavorare solo connazionali, quasi sempre clandestini. I nuovi schiavi, che vivono tra noi. Guardia di Finanza, carabinieri, polizia quasi ogni giorno ormai da qualche anno a questa parte arrestano titolari di maglierie che sfruttano manodopera clandestina facendola lavorare in laboratori spesso del tutto abusivi, senza autorizzazioni, registri, bolle. Da una rapida raccolta dati dei controlli delle forze dell'ordine nei laboratori cinesi, risulta che in un anno, dal gennaio 2006 al marzo 2007, sono stati sequestrati circa 23 immobili, perloppiù maglierie, 29 titolari di azienda sono finiti in manette, altri 10 sono stati denunciati, almeno 160 lavoratori sono risultati clandestini, spesso completamente privi di documenti, quindi accompagnati in Questura per le pratiche di espulsione e sono stati sequestrati macchinari e merce per oltre un milione e mezzo di euro. Ma al di là dei numeri, ciò che più colpisce sono le condizioni in cui vivono lavoratori e lavoratrici cinesi all'interno dei laboratori. Intanto il luogo dove lavorano è sempre quello in cui vivono. I titolari affittano o, quasi sempre, comprano capannoni con annessi alloggi. In queste case vivono ammassati in promiscuità uomini e donne (quasi sempre senza figli), dieci, venti in condizioni igieniche intollerabili. Viene vietato loro di uscire, perché privi di documenti o hanno permessi di soggiorno scaduti o falsi, e fanno turni di lavoro di dieci-dodici ore per stipendi - stando a quanto riferito dalle forze dell'ordine - che si aggirano sui 300-400 euro al mese, vitto e alloggio inclusi. Ma chi sono questi nuovi schiavi - certo non gli unici - nel nostro ricco e libero Occidente? Sono contadini, nel loro paese, operai che lavorano 100 ore la settimana senza giorno di riposo per 900 yuan (88 euro) e che cercano quindi di affrancarsi dalla miseria sperando di migliorare la loro condizione in Occidente. Entrano con visti turistici, oppure comprano passaporti e documenti di persone deceduti, per rendere legittime le proprie posizioni - come confermato dal recente rapporto sulle mafie estere in Italia - appoggiandosi ad organizzazioni criminali. Secondo lo stesso rapporto, i cinesi clandestini sono distribuiti soprattutto fra la Lombardia e la Toscana, poi in Emilia Romagna, nel Lazio e in Campania.
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